Come possiamo aiutare i più piccoli (e noi stessi) – a gestirle in modo sereno?

In questi periodi di stop, ripartenze e difficoltà varie ci troviamo con più frequenza a doverci districare col nostro mondo interno e fare i conti con pensieri, sensazioni ed emozioni a volte difficili da gestire. Il corpo è lo strumento che l’emotività usa per esprimersi e per poter comunicare con noi: ecco così che a volte i lineamenti del viso si irrigidiscono se siamo preoccupati, l’intestino fa capricci se tratteniamo le emozioni, la pancia fa male prima di una presentazione o un esame, sentiamo le lacrime agli occhi se ci sentiamo sopraffatti o si sente la nostalgia di un genitore o di un amico che non si vede da tempo.

Questo è un periodo (piuttosto lungo direi) nel quale siamo costretti ad affrontare più sfide del solito, siamo confrontati con vari stravolgimenti della nostra vita e delle nostre routine il che genera pensieri ed emozioni intensi, forse contrastanti: i pensieri possono divenire confusi, le emozioni troppo forti e le situazioni faticose da gestire. E ciò coinvolge tutti i membri della famiglia, grandi e piccoli: la difficoltà dell’adulto nel capire e nell’esprimere i propri vissuti interni è simile alla fatica vissuta dai bambini.

Le emozioni come la paura, la noia, la rabbia, il nervosismo, la felicità sono presenti e forti tanto negli adulti quanto nei bambini e nelle bambine. I piccoli sono influenzati e a volte contagiati dal modo che ha l’adulto di vivere ed esprimere le proprie emozioni. Come possiamo essere di supporto ed accompagnarli nel gestire anche le emozioni meno piacevoli?

Nascondere, camuffare e svalutare non solo non serve ma risulta dannoso. Negare o sminuire la paura di un bambino (e di un adulto!) vorrà dire restituire un senso di inadeguatezza e non accettazione. Le emozioni sono segnali importanti e nessuna di esse dovrebbe essere sminuita. Un primo importante passaggio è quello di porsi in ascolto, e so-stare nelle emozioni meno piacevoli. È importante imparare ariconoscere non solo l’utilità ma anche il diritto di poter esprimere adeguatamente tutte le emozioni. La paura certo ma pure la rabbia, la noia, il nervosismo, la frustrazione ecc. Ognuna di esse ha valore, è rispettabile e ci comunica qualcosa. Evitiamo quindi frasi del tipo “non devi avere paura”, “non è niente”, “non ci pensare”, “poi passa tutto”. Possiamo invece supportare bambin* nell’esplorazione delle loro emozioni facendo qualche domanda in più e dando qualche risposta in meno. Possiamo ad esempio chiedere: “cosa ti fa arrabbiare?” “dove senti la rabbia? (riferendosi a una parte del corpo)” e ancora: “cosa potresti fare per stare meglio?” Non si può evitare di provare un’emozione poiché ognuna ha una base biologica e tutte svolgono funzioni utili per la regolazione interpersonale e intrapersonale. Allora cerchiamo di affiancare bambin* nell’esplorazione delle loro manifestazioni emotive e magari di restituire qualche commento nutriente. Qualche esempio potrebbe essere: “capisco come ti senti”, “è giusto essere arrabbiati”, “anche io mi arrabbio quando …”.   

Per concludere ecco una breve carrellata delle emozioni/sensazioni più comuni tra i bambini in questo momento e qualche indicazione utile per aiutare loro (e noi stessi) a viverle in modo sereno.

Questa situazione nuova e destabilizzante sta mettendo in forte difficoltà le strategie che il nostro cervello è solito trovare per risolvere problemi. I bambini imparano presto a trovare soluzioni funzionali: il pianto per richiedere aiuto e consolazione, l’esplorazione per conoscere il mondo, il linguaggio per comunicare… in questa nuova condizione, tuttavia, c’è il rischio che il bambino perda proprio il senso di efficacia del suo processo di risoluzione dei problemi e del suo agire: l’adulto può andargli incontro, validando le sue percezioni e dandogli fiducia.

Non possiamo promettere al bambino che tutto finirà presto (non lo sappiamo!), né possiamo promettere che tutto tornerà subito esattamente com’era (non siamo a conoscenza neppure di questo).

Al bambino non servono bugie di sorta, bensì strategie e strumenti utilizzabili nel “qui e ora”: permettiamogli di dire che è spaventato. Permettiamo anche al genitore di condividere tale timore, potendo esprimere anche la sua preoccupazione ma che la sua fiducia perché dottori e scienziati del mondo intero stanno lavorando per poter risolvere la situazione.

Poter dire ad un bambino che anche i grandi hanno paura, gli rimanderà il concetto che tale emozione è accettata, che capita a tutti e che dunque è gestibile.

AI bambini e alle bambine va detta la verità. In modo semplice e accogliente. Non si può negare che la gente si ammali e che qualcuno possa morire. Se il bambino dunque dovesse condividere tale preoccupazione è importante validarla, riconoscendola e accogliendola: è utile dire che i grandi sono molto attenti per poter proteggere sé e gli altri. Questo virus è birichino ma anche facilmente allontanabile (per esempio lavando bene le mani): tutti, nel nostro piccolo, abbiamo il potere di rendere il virus meno potente. Si potrà dire che tutte le mamme e i papà proteggono al meglio i loro bambini e allo stesso modo proteggono loro stessi.

Scegliamo accuratamente le notizie ufficiali condivisibili con i bambini: facciamo in modo che il bambino non venga esposto da solo a comunicazioni mediatiche sulla situazione attuale. È importantissimo che un genitore faccia da tramite per supportare e per spiegare informazioni poco chiare o che possono fare paura.

A volte per un adulto è difficile e doloroso accogliere i timori di un bambino: ma teniamo presente che la loro espressione è sintomo di forza e non di debolezza: significa che sono in contatto con loro stess*, che si pongono domande, che cercano strategie. 

concediamo di esprimere anche tale sensazione. Rendiamo la routine giornaliera il più possibile prevedibile e condividiamola con loro senza però irrigidirci troppo. A volte trasgredire è necessario: proviamo a tollerare il maggior disordine presente inevitabilmente in casa, tolleriamo qualche pasticcio in più e una inevitabile restrizione dello spazio a disposizione. È innegabile che il bambino abbia bisogno di uscire, muoversi e giocare all’aria aperta, nonché di farlo anche con altri bambini. Teniamone conto nell’organizzazione della giornata prevedendo un tempo anche per questo aspetto ovviamente nel rispetto delle regole e adottando tutti gli accorgimenti del caso. Infine potremmo approfittare di quest’emozione per aiutare i bambini e le bambine ad auto organizzarsi nel gioco e nel tempo a disposizione, prevedendo anche “tempi morti” nel quale essi possano anche sperimentare la noia quale fonte primaria di creatività e generatrice di risorse personali.

Rabbia per la situazione

La rabbia ha quale funzione adattiva generale quella di superare l’ostacolo, raggiungere l’obiettivo. Ecco che in quest’ottica può essere vista come un’energia utile per reagire e attivare risorse utili ad affrontare la situazione. Essere arrabbiati dunque va bene: diamo la possibilità a bambin* di poterla esprimere, accogliamone la forza e conteniamola.

Se fossimo gli avvocati della rabbia, cosa diremmo per difenderla? Affermeremmo che serve a cosa? Scopritelo coi vostri bambini… Chissà, potrete magari scoprire che a volte la rabbia, quando arriva, fa capire quanto importante fosse per voi una vecchia abitudine che ora non potete svolgere: una volta identificato lo scopo dell’emozione, sarà più facile trovare un modo funzionale per esprimere tale sentimento!

Attenzione però: rabbia non vuole dire violenza! I comportamenti violenti sono non sono mai e in nessun caso accettabili, né che si tratti di violenza fisica, né verbale.

Tristezza

La tristezza è un’emozione molto importante che ci pone anche fisicamente in una posizione di “ritiro” e riflessione. È un’emozione che favorisce il dialogo interno, la riflessione ma anche la vicinanza con l’Altro in quanto nei momenti di tristezza si possono rafforzare i legami, ricercare la vicinanza o addirittura stabilire nuove forme di rapporto. Quando i bambin* esprimono uno stato di tristezza la prima raccomandazione è sempre quella di non sminuire o svalutare l’emozione espressa (“non essere triste!”, “dai che poi passa” ecc.). Il presupposto principale è sempre il sentimento di accettazione verso l’emozione espressa. Cerchiamo di assumere una posizione di autentico interesse verso ciò che sta esprimendo. Possiamo cominciare esprimendo chiaramente il nostro esserCi. Con un abbraccio per esempio o con le parole: “sono qui per te, puoi essere triste, è giusto essere tristi”. Possiamo chiedere che cosa lo/la rende triste a cui segue un passo successivo che è quello di aiutarl* ad esplorare questa tristezza con domande semplici con il solo intento di esplicitare, contenere, migliorare l’autocomprensione. Non siamo investigatori perciò non incalziamo né interpretiamo ciò che viene espresso restituendo ad esempio un significato che potrebbe essere più nostro che loro. L’obiettivo principale è sempre quello di aiutare ad esprimere le emozioni adeguatamente in un contesto accogliente per supportare i bambini e le bambine ad una progressiva autoregolazione.

La felicità per le piccole cose.

È quanto mi ha detto un mio piccolo amico: “anche se c’è il Corona, oggi c’è il sole”. Ed è con questo semplice e profondo gesto di gratitudine alla vita che vorrei concludere: l’invito è quello di cercare almeno una cosa al giorno per cui essere grati. Mi rendo conto che non è sempre facile e a volte bisogna proprio sforzarsi. Potrebbe aiutare un semplice foglio di carta, sul quale ogni sera scriveremo tre cose – seppur piccine – per cui siamo grati oggi. Una bella pratica che personalmente uso con mio figlio è quella di fare un “salvadanaio delle cose belle” e ogni sera, prima di dormire, scegliere una cosa bella della giornata (o più di una!) Questo ci potrà aiutare a costruire una banca dei tesori da rileggere ogni volta che se ne sente la necessità.

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